
Come emerge dal documento “The economic & social cost of illiteracy. A snapshot of illiteracy in a global context” (2022), pubblicato dalla World Literacy Foundation, tra gli analfabetismi a
maggior costo sociale troviamo quello alfabetico funzionale, l’incapacità di utilizzare in modo consapevole media sofisticati, la difficoltà a intraprendere attività che richiedono capacità di
pensiero critico: ad essi si aggiunge l’analfabetismo religioso, che comporta alti costi in termini di problematiche interculturali, ostacolando la comprensione della diversità e l’integrazione
sociale. Nello stesso documento si sottolinea che proprio tali analfabetismi possono essere ridimensionati da un approccio basato sugli apporti delle scienze umane e dell’educazione. Gli
orientamenti internazionali nell’ambito delle politiche educative e culturali (UNESCO, Raccomandazioni del Consiglio Europeo) sottolineano già da anni la stretta connessione tra media
literacy, information literacy, ICT e digital literacy. Superare gli analfabetismi ad alto costo sociale significa dunque coltivare la literacy come competenza plurale, integrata e dinamica, che si
sviluppa necessariamente in una prospettiva di lifelong learning e in relazione a tutte le altre competenze chiave.
